Sul tavolo di una cucina italiana, tra scartoffie e farmaci, ci sono famiglie che misurano il tempo in turni di assistenza più che in ore di lavoro: un figlio che rinuncia a un impiego, una moglie che organizza la giornata attorno alle terapie. Da questa realtĆ nasce lāidea di un intervento normativo volto a sostenere le fragilitĆ familiari. In questi mesi il Governo ha messo a punto un disegno che inserisce un bonus caregiver pensato per chi si prende cura in casa di una persona con grave disabilitĆ . La misura vorrebbe riconoscere un aiuto economico a chi svolge il ruolo di badante familiare, ma le modalitĆ proposte sollevano dubbi pratici e politiche.
Cosa prevede il provvedimento
Il testo in discussione propone un sostegno economico di 1.200 euro a trimestre, pari a 4.800 euro allāanno, destinato a chi presta assistenza per almeno 91 ore settimanali. Per accedere alla misura sono indicati requisiti stringenti: il caregiver deve essere la figura prevalente nellāassistenza, convivere con la persona disabile, non superare i 3.000 euro di reddito personale e avere un ISEE familiare inferiore a 15.000 euro. Le risorse sono pensate per i casi di gravitĆ accertata, tipicamente per chi percepisce indennitĆ di accompagnamento o ĆØ riconosciuto ai sensi della Legge 104.
Nel modello base non sono previste fasce ridotte: sotto le 91 ore non spetterebbe alcun contributo, mentre il provvedimento contempla controlli per verificare la convivenza e lāeffettiva prestazione oraria. Un dettaglio che molti sottovalutano ĆØ la complessitĆ della verifica amministrativa: certificare 91 ore ogni settimana richiede procedure di controllo e incroci con le banche dati sanitarie e fiscali. Al tempo stesso la misura punta a valorizzare un lavoro che oggi ĆØ spesso sommerso e a contenere il ricorso al mercato delle badanti professionali quando il costo diventa insostenibile per le famiglie italiane.

Effetti pratici e criticitĆ
Il progetto ha ricadute immediate sul mercato del lavoro domestico e sulle scelte familiari: offrire 4.800 euro allāanno può trasformare la soluzione domestica in una alternativa economica rispetto allāassunzione di una badante retribuita. Questo effetto può sostenere famiglie con risorse limitate, ma al tempo stesso solleva questioni di equitĆ e sostenibilitĆ . Critici del provvedimento segnalano il rischio di consolidare un modello in cui il lavoro di cura ricade esclusivamente su parenti ā spesso donne ā senza percorsi di formazione o tutele previdenziali adeguate.
Nel dibattito alcune forze politiche hanno avanzato proposte parallele, come il cosiddetto reddito di cura, mentre il Ministero guidato dalla Ministra per le DisabilitĆ Alessandra Locatelli intende portare il testo in Consiglio dei Ministri nel corso dellāanno. Un fenomeno che in molti notano ĆØ la possibile sovrapposizione fra questo bonus e lāindennitĆ di accompagnamento: serviranno chiarimenti per evitare duplicazioni e garantire che il sostegno arrivi davvero ai nuclei più fragili.
Sul piano operativo restano da definire i meccanismi di controllo, la durata del beneficio e le modalitĆ di transizione per chi lascia il lavoro per assistere un familiare. In Italia, dove lāofferta di servizi territoriali ĆØ disomogenea, la misura potrebbe alleggerire alcune famiglie ma accentuare le differenze tra territori. Alla fine, molti operatori sociali osservano che lāelemento decisivo sarĆ la capacitĆ delle istituzioni di accompagnare il contributo economico con servizi di sollievo e percorsi di formazione: un dettaglio che sfugge a chi vive in cittĆ ma che nelle realtĆ periferiche può fare la differenza.
